Storia della piazza

Le origini

La piazza nasce come spazio di fronte alla chiesa, un luogo di incontro per fedeli, commercianti e viandanti: nel corso dei secoli mantiene questo ruolo, trasformandosi gradualmente in uno spazio urbano elegante e culturale. La piazza è anche punto di partenza ideale per scoprire tutta Brera, tra arte, moda e storia.

L’area appare come un rettangolo tutto ciottoli e lastre di pietra, cinto da vari negozi tra cui macellai, boutique di lusso, bar, ristoranti…

Grazie alla collaborazione attiva tra gli abitanti e gli esercenti della zona, è nato un progetto dedicato alla Piazza, attualmente in attesa di approvazione e realizzazione, che mette al centro la cura e la valorizzazione di questo spazio. Il progetto mira ad aumentare la sicurezza di cittadini, pedoni e ciclisti, attraverso interventi pensati per ridurre e, dove possibile, eliminare il traffico dei veicoli a motore.

Etimologia

Piazza del Carmine prende il nome dall’Ordine dei Carmelitani, che nel Duecento fondarono in quest’area un importante complesso religioso composto da chiesa e convento. La presenza dei frati ha segnato profondamente questo luogo nel corso dei secoli, non solo dal punto di vista religioso ma anche urbano e sociale. La Chiesa del Carmine, più volte rimaneggiata nel tempo e oggi esempio significativo del gotico lombardo, è rimasta un punto di riferimento per il quartiere, tanto che la piazza — così come la chiesa stessa — ne porta il nome da secoli.

La statua

A pochi metri dalla facciata della Chiesa, si trova la scultura “Grande Toscano” o “Petto a metà”, dono dell’artista polacco Igor Mitoraj alla città di Milano.

Igor Mitoraj è uno scultore polacco ancora vivente, che ama realizzare prevalentemente busti maschili. Il suo stile è fortemente radicato nella tradizione classica, infatti Igor si ispira a personaggi mitologici come Eros, Venere, Icaro, il Centauro, ma con una vena post-moderna. Infatti le sue sculture sono sempre incomplete, frammentate, mutilate. Ad alcune sue statue però mancano le gambe, ad altre il mento, ad altre manca quasi tutto. 

L’opera “Petto a metà” è costituita dalla sezione di un busto maschile di identità ignota (essendo mutilo nella parte superiore del volto). Come nei più noti lavori dell’artista, si tratta di un richiamo all’antica bellezza greca, ma rivissuta con una lucida astrazione mentale. All’interno dell’apertura nella quale dovrebbe esserci il cuore è collocata una testa, dall’aspetto severo, mentre al di sotto, sul costato, si staglia un busto di donna mutilo, reso anch’esso secondo i canoni della tradizione classica.

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