Chiesa del Carmine

La storia


La chiesa del Carmine nacque grazie ai Padri Carmelitani, i quali si stabilirono nei pressi del Castello Sforzesco nella seconda metà del 1200; a partire dal XIV secolo, iniziarono a costruire il loro convento e l’annessa “chiesa nobile” del castello, accanto alle distese bastionate dove le milizie si addestravano alle battaglie. A causa di questa geografica vicinanza, inevitabilmente, il convento e la chiesa dei Carmelitani diventarono luoghi coinvolti nell’assistenza e ricovero di feriti, nascondiglio di sbandati, e lavorarono per opere di pacificazione, di consiglio, di mediazione.
Un un incendio distrusse la chiesa del Carmine nel 1330.

Quando, verso la fine del secolo, i frati si trasferirono in un altro convento, anche la seconda versione della chiesa cadde in un rovinoso abbandono. Ciò che resta visibile ora, invece, fu costruito a partire dal 1339-1400 con un progetto di Bernardo da Venezia (che riprese esattamente il modello della chiesa di Santa Maria del Carmine di Pavia, da lui progettata nel 1370) ed i lavori, terminati nel 1446, furono guidati da Pietro Antonio Solari. Sfortunatamente, appena terminata, la volta della chiesa crollò e solo tre anni dopo cominciò l’opera di risanamento.

A partire dalla metà del secolo, la chiesa divenne “conventuale” ad “aristocratica”, ed è testimoniato dalle sepolture nobili nelle navate e nelle cappelle.


La facciata

L’attuale facciata in stile neogotico è opera di Carlo Maciachini (famoso per aver realizzato anche il Cimitero Monumentale di Milano) e venne realizzata nel 1880,completamente in cotto.

La facciata è a salienti, suddivisa da larghe lesene sormontate ognuna da un baldacchino gotico cuspidato. Al di sopra del portale centrale, decorato da una lunetta a mosaico con la Madonna in trono fra San Simone Stock e un angelo, vi è il grande rosone decorato da una raggiera riccamente scolpita. 

Un tema ricorrente nei bassorilievi della facciata è il monogramma mariano, presente soprattutto nella strombatura del portale centrale. Ai lati del portale due formelle rappresentano l’Annunciazione: a destra la Vergine annunciata ed a sinistra l’Angelo annunciante. Esse risalgono al XVII secolo ed appartenevano all’antico portale della chiesa realizzato dall’architetto milanese Francesco Richini.

I due portali laterali, sormontati da piccoli rosoni in cotto, sono stati eseguiti contemporaneamente alla facciata. Nelle lunette i mosaici sono recenti (1960) e sostituiscono due dipinti deterioratisi con il passare degli anni e raffiguranti S. Cirillo e S. Angelo.


Gli interni

L’interno presenta una pianta a croce latina, con il piedicroce suddiviso in tre navate coperte con volta a crociera, di cui la centrale di sezione e altezza maggiori, con pilastri circolari alternati in cotto e in pietra. Fra le tre navate e l’abside si trova il transetto, avente un altare a ridosso della parete terminale di sinistra.

Lungo le due navate laterali e il transetto, vi sono varie cappelle di epoche e caratteristiche diverse. Fra queste abbiamo: il Battistero (prima cappella di sinistra); la Cappella degli Spagnoli (terza cappella di sinistra); la Cappella della Madonna del Carmine (in fondo alla navata di destra), in stile barocco. L’abside maggiore è costituita da due sezioni: la prima, quadrangolare, coperta da volta a crociera e la seconda poligonale; su tutta l’area interna del presbiterio si sviluppano stuccature di gusto barocco.

Opera molto interessante è il grande altare maggiore neoclassico, opera di Giovanni Levati, che lo realizzò in marmi policromi nel 1808 in sostituzione di quello barocco ligneo. Al disopra della mensa vi è il tempietto circolare sorretto da colonne corinzie, ispirato a quello dell’antico altare maggiore del Duomo.


Cappella Madonna del Carmine

La Cappella del Carmine, di Gerolamo Quadrio, costituisce un ambiente esteticamente in contrasto con l’austerità architettonica della chiesa. E’ composta da due vani: il coretto dei fedeli a pianta quadrata e la cappella del clero a pianta centrale. Nel primo ordine i due vani sono rivestiti di marmi colorati e neri, con capitelli dorici bianchi; mentre nel secondo ordine risaltano i dipinti (1616-1619) del pittore tardo manierista Camillo Procaccini, i quali presentano temi mariani legati all’Antico Testamento: La Danza di David, Il sogno di Giacobbe, Giuditta con la testa di Oloferne, Ester ed Assuero. Nella zona absidale sono collocati l’altare con la statua della Madonna del Carmine.

Il culto della Madonna del Carmine (il cui nome viene dal Monte Carmelo, in Israele, dove si ritiravano uomini di santa vita per onorare la Vergine), è legato alla devozione dello scapolare, secondo la tradizione, donato da Maria al priore dell’ordine carmelitano, Simone Stock, con la promessa per tutti coloro che lo indossano di essere liberati dalle pene del Purgatorio il primo sabato dopo la morte. La sua memoria liturgica è fissata dal calendario romano generale al 16 luglio.

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